È solo grazie al perfetto funzionamento del loro sistema riproduttivo, che gli esseri viventi sono in grado di far continuare la loro generazione. Ma non è comunque abbastanza, per gli uomini e gli animali, l'avere dei sistemi riproduttivi; essi hanno anche bisogno di un istinto speciale, cioè l'istinto sessuale, che rende la riproduzione allettante. Se non fosse così, nonostante la possibilità di farlo, la gran parte degli animali non ci proverebbe neanche a riprodursi. Anche perché, una volta che si rendessero conto delle difficoltà della nascita, dell'impegno necessario per la posa delle uova e durante il periodo della loro incubazione, essi eviterebbero di coinvolgersi nell'atto sessuale, che poi è la causa di tutto quel che segue.
Ma neanche l'impulso sessuale è abbastanza. Sebbene gli esseri viventi si accoppiano e portano così altri esseri viventi nel mondo, la loro specie comunque rischierebbe l'estinzione se non avessero anche l'istinto di proteggere ed aver cura dei loro piccoli. Se non esistesse l'affetto dei genitori, presente nella maggioranza degli esseri viventi, gran parte delle specie viventi si sarebbe estinta. A questo punto, coloro che sostengono la teoria dell'evoluzione parlano di "consapevolezza delle generazioni riproduttive". Secondo loro, proprio come ogni individuo fa degli sforzi considerevoli per proteggere se stesso, questi deve pensare a fare lo stesso per riprodurre la sua specie. Ma è evidente che un animale non pensa "la mia generazione deve continuare dopo di me, perciò io devo fare quanto mi è possibile per la continuazione della mia specie". L'animale protegge e cura i suoi piccoli non perché speri in qualcosa o si aspetti dei benefici futuri, ma solo perché è stato così creato.
![]() LA VESPA TRAPANATRICE Questa specie di vespe nutre i suoi piccoli con le larve di un'altra specie di vespe chiamate "sirici (vespe del legno)". Le vespe trapanatrici hanno un problema però poiché le sirici passano il loro periodo larvale sepolte quattro centimetri al di sotto della corteccia degli alberi. Le vespe madri trapanatrici pertanto devono prima localizzare le larve delle sirici, che però non possono vedere dove sono. Per trovarle usano dei sensori molto sensibili posti sul loro corpo, e così viene risolta la prima parte del problema, cioè trovare le larve. E per la secon da parte? .. la risolvono trapanando la corteccia dell'albero. |
Ma ci sono anche alcuni esseri viventi che mancano di tali sentimenti. Ed abbandonano i loro piccoli appena nascono. Questi animali danno alla luce ogni volta una numerosa prole, e solo alcuni dei piccoli nati riescono a sopravvivere senza alcuna protezione. Se questi animali avessero anch'essi l'istinto di proteggere la loro prole, vi sarebbe un aumento enorme di individui nella loro specie, tale da disturbare l'equilibrio della natura.
LA VESPA PENTOLAIA
La vespa nell'il lustrazione nutre le sue larve nel suo nido, che ha costruito col fango e con grande perizia. Dapprima cerca e trova un bruco ben nutrito e lo punge in nove punti chiave del suo centro motorio. Di conseguenza il bruco non muore, ma rimane paralizzato senza potersi più muovere. La vespa poi trasporta con accortezza nel suo nido il bruco, che è immobile come se fosse morto, e che soddis ferà tutte le neces sità nutritive della larva fino a che questa non sarà cresciuta abbastanza da poter lasciare il nido.
In breve, la riproduzione, cioè il prerequisito per la continuazione della vita, è un sistema creato da Allah, che è il "Donatore della Vita". Egli è Quello Che ha dato origine a tutti gli esseri viventi, ed Egli è Quello Che fa nascere nuovi esseri viventi da quelli che Egli ha creato. Tutte le cose viventi vivono grazie a Lui. Devono la loro vita non ai loro genitori, come in generale si suppone, ma ad Allah Che ha creato sia i loro genitori che loro stessi. Nel Corano, Allah dice:
Egli è colui che vi ha distribuito sulla terra e presso di Lui sarete riuniti (Surat al-Muminun: 79)
Nelle pagine seguenti esamineremo alcuni dei sistemi riproduttivi che Allah ha donato ad alcuni esseri viventi, che hanno grandi difficoltà nel garantire la continuazione delle loro specie. Essi indubbiamente fanno ciò che fanno, non perché seguano una loro logica come "dobbiamo garantire la continuità della nostra specie", ma solo grazie all'affetto ed alla grazia che Allah ha donato loro.
Questi animali, che hanno dei sistemi sorprendenti, sono solo alcuni pochi esempi. In effetti, la riproduzione di ogni cosa vivente è un miracolo per se stesso.
La temperatura al circolo polare Antartico, dove vivono i pinguini, arriva fino a -40oC. I pinguini hanno il corpo coperto da uno spesso strato di grasso, e possono così sopravvivere in un ambiente tanto gelido. Sono anche dotati di un sistema digestivo notevolmente sviluppato che gli permette di scomporre e digerire il cibo molto rapidamente. Questi due fattori fanno sì che la temperatura corporale dei pinguini arrivi fino a +40oC, il che li rende indifferenti al gelo che li circonda.
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Se la natura fosse davvero come Darwin ha detto e cioè che ogni individuo si preoccupa solo della propria esistenza, allora nessun esse re vivente spenderebbe tanto tempo ed energia, e soffrirebbe tanta fame, solo per proteggere e nutrire i suoi piccoli. |
I pinguini covano le loro uova durante l'inverno polare. E non è la femmina ma il maschio che si incarica della cova. Durante il periodo invernale, oltre alla temperatura gelida che cala fino a -40oC, la coppia dei pinguini deve anche preoccuparsi dei ghiacciai che durante l'inverno crescono in continuazione, e fanno sì che aumenti di molto la distanza tra il luogo della cova e la terraferma, dove si trova la loro più vicina fonte di cibo. Questa distanza può alle volte arrivare a più di 100 chilometri.
Le femmine dei pinguini depongono un solo uovo, lasciano che il maschio si preoccupi della cova, e si rituffano in mare. Durante i quattro mesi della cova, il pinguino maschio deve resistere a delle violente tempeste polari con venti che a volte raggiungono la velocità di 100 chilometri l'ora. Poiché è a guardia dell'uovo, non ha la possibilità di cacciare. Ma comunque per raggiungere la fonte di cibo più vicina ci vorrebbero due giorni di viaggio. Dovendo vivere per quattro interi mesi senza mangiare alcunché, il pinguino perde metà del suo peso, ma non lascia mai l'uovo da solo. Anche se è rimasto senza cibo, e non può cacciare, resiste comunque alla fame.
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Al fine di proteggersi dal clima polare molto freddo, i pinguini si raggruppano insieme vicini vicini. In questo modo i piccoli hannola possibilità di far conoscenza tra loro mentre sono protet ti dagli effetti dei venti freddi. |
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Alla fine dei quattro mesi di cova, quando l'uovo inizia ad aprirsi, d'un tratto la femmina si rifà viva. Durante questo periodo, comunque, non ha sciupato il tempo a sua disposizione, ma ha lavorato per immagazzinare del cibo per il suo piccolo.
La madre rintraccia facilmente il marito e il piccolo, anche tra centinaia di pinguini. Dato che nel frattempo ha potuto andare a caccia, ha lo stomaco pieno di cibo. Svuota lo stomaco, ed inizia il suo turno nell'aver cura del piccolo.
In primavera i ghiacciai cominciano a fondere, ed in superficie si formano dei fori da dove si può vedere il mare sottostante. I genitori del giovane pinguino iniziano a pescare in queste aperture, per procuragli il nutrimento necessario.
Nutrirlo è un compito difficile; alle volte i genitori non mangiano niente per un lungo periodo, pur di far mangiare il piccolo. Non c'è modo di costruire un nido quando vi è ghiaccio dappertutto. L'unica cosa che i genitori possono fare, per proteggere il loro figlio dal freddo gelido, è di tenerlo sopra i loro piedi e riscaldarlo coprendolo con la loro pancia.
Anche decidere il periodo giusto per la deposizione dell'uovo è molto importante. Perché le uova dei pinguini vengono deposte durante l'inverno e non d'estate? Vi è una buona ragione per questo: Se l'uovo venisse deposto d'estate, lo sviluppo del piccolo avverrebbe d'inverno, quando i mari sono gelati. E in quel caso i genitori avrebbero difficoltà nel trovare del cibo per nutrire il figlio, a causa sia delle condizioni atmosferiche ed anche perché il mare, che è la risorsa per il loro nutrimento, è a grande distanza da loro.
Il sistema riproduttivo dei canguri è molto differente da quello degli altri mammiferi. L'embrione del canguro passa attraverso vari stadi fuori dell'utero, invece che al suo interno.
Poco dopo la fertilizzazione il piccolo canguro, cieco e lungo circa un centimetro, viene al mondo. Di solito nascono solo uno alla volta. A questo punto lo si può chiamare "neonato". Mentre tutti i piccoli degli altri mammiferi rimangono ancora, a questo stadio, nell'utero della madre, il piccolo canguro, lungo solo un centimetro, invece ne viene fuori. Non si è ancora sviluppato: le zampe anteriori non hanno ancora una forma ben definita, e le posteriori sono solo delle piccole protuberanze .
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Senza dubbio, non è in condizioni di lasciare il grembo della madre. Ma ne fuoriesce comunque e comincia ad arrampicarsi sulla pelliccia della madre con le zampette anteriori, fino a che raggiunge il marsupio, coprendo la distanza necessaria in circa tre minuti. Per lui il marsupio ha la stessa funzione che l'utero ha per gli altri mammiferi. Vi è però una differenza importante. Mentre gli altri vengono al modo come dei piccoli già formati, il canguro è invece ancora solo un embrione, quando lascia l'utero per andare nel marsupio. I suoi piedi, la faccia e molti altri organi non si sono ancora del tutto sviluppati.
Il piccolo, dopo essere arrivato nel marsupio, si attacca ad uno dei quattro capezzoli che vi ci trova, e comincia a succhiare.
In questa fase per la madre inizia un altro periodo di ovulazione, ed un nuovo uovo le si forma nell'utero. La femmina si accoppia nuovamente e quest'uovo viene così fertilizzato.
Questa volta l'uovo non inizia a svilupparsi immediatamente. Se si è in un periodo di siccità, come spesso accade nelle zone interne dell'Australia, l'uovo fertilizzato rimane nell'utero senza svilupparsi, fino a che la siccità non termina. Ma se intanto vengono le grandi piogge, e così dei ricchi pascoli diventano disponibili, allora lo sviluppo dell'uovo ricomincia.
A questo punto dobbiamo porci una domanda: chi fa i calcoli necessari; chi decide lo sviluppo dell'uovo a seconda delle condizioni atmosferiche esterne? L'uovo di certo non può fare tutto questo da solo; non è un essere vivente completo, non ha consapevolezza del suo stato, ed è totalmente all'oscuro delle condizioni del tempo all'esterno. La madre neanche può farlo, dato che, come tutti gli esseri viventi, non ha il controllo di ciò che succede all'interno del suo corpo. Allah, Che ha creato sia l'uovo che la madre, è di sicuro Chi controlla questo straordinario evento …
Quando le condizioni del tempo sono giuste, trentatré giorni dopo la fertilizzazione, il nuovo neonato, grande solo come un fagiolo, striscia fuori dall'utero e raggiunge il marsupio, proprio come ha fatto il suo fratello più grande prima di lui.
Nel frattempo, il primo neonato è cresciuto notevolmente nel marsupio. Continua a vivere al suo interno, senza arrecare alcun disturbo al suo fratellino, che è lungo solo un centimetro. Quando ha 190 giorni di vita, è però diventato abbastanza maturo per fare il suo primo viaggio fuori dal marsupio. E da quel momento passerà gran parte del suo tempo all'esterno del marsupio, che lascerà definitivamente dopo 235 giorni dalla sua nascita.
Subito dopo la nascita del secondo piccolo, la femmina si accoppia nuovamente, portando così a tre il numero di neonati da curare. Il primo può pascolare all'esterno ed ogni tanto tornare dalla madre per succhiare un po'; il secondo si sta ancora sviluppando nel marsupio, e può solo succhiare il latte della madre, come il terzo ed ultimo neonato, il più giovane di tutti.
Quello che è sorprendente, è che tutti e tre, in differenti stadi del loro sviluppo, dipendono dalla madre e vengono da lei nutriti con un tipo di latte differente a seconda dello stadio di sviluppo che hanno raggiunto.
Il latte che viene succhiato dai piccoli appena trovano un capezzolo nel marsupio è trasparente e senza colore, ma diventa man mano sempre più bianco e somigliante a del vero latte. La quantità dei grassi e degli altri necessari ingredienti nel latte aumenta in parallelo con lo sviluppo dei piccoli.
Mentre il primo continua a succhiare del latte idoneo per le sue esigenze, un latte più digeribile viene succhiato dal capezzolo a cui il fratello più giovane riesce ad attaccarsi. E così il corpo della madre produce simultaneamente due tipi di latte con degli ingredienti diversi. Quando poi arriva il terzo piccolo, sono tre i differenti tipi di latte che la madre mette a disposizione della sua prole: un latte altamente nutritivo per il primo, ed altri due tipi meno grassi e nutrienti per i fratellini più piccoli. Un'altra cosa da notare è che ognuno di loro trova da solo il capezzolo che dà il latte preparato per il suo uso. Se non fosse così i più piccoli succhierebbero del latte non adatto alla loro età, che gli farebbe più male che bene.
Questo sistema di alimentazione è davvero eccezionale ed è ovviamente un prodotto speciale della creazione. La madre non può assolutamente gestire questo sistema consapevolmente. Come può un animale stabilire gli ingredienti nel latte che sono necessari ai suoi piccoli a seconda della loro grandezza? Ed anche se ne fosse capace, come fa a produrli nel suo corpo? E come fa a distribuirli attraverso tre differenti capezzoli?
È indubbio che il canguro non è capace di far niente di tutto questo. Non sa nemmeno che il latte che produce è di tre tipi diversi. Questo meraviglioso processo è senza dubbio un risultato della superiore creazione di Allah.
Non c'è fem mi na che sia gra vi da o par to ris - ca a Sua insa pu ta. A nes sun esse re viven te sarà pro lun ga ta o abbre via ta la vita senza che ciò non sia [scrit to] in un Libro. In veri tà ciò è faci le per Allah.
(Surah Fatir: 11)
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(sinistra) UN NIDO DELLE ERBACCE (diritto) Nonostante le sue fattezze ingombranti e selvagge, la madre coccodrillo presta la massima cura ai suoi piccoli bisognosi di protezione, offrendo loro un rifugio sicuro in una speciale borsa all'interno della bocca. |
La cura che ha per i suoi piccoli il coccodrillo, un animale selvaggio che vive nei fiumi, è stupefacente.
Per prima cosa, scava un incavo nel suolo per l'incubazione delle sue uova, dove la temperatura non dovrà mai essere più di 30oC, poiché anche un leggero aumento di tale temperatura sarebbe una minaccia per la vita dei suoi piccoli. Per questo il coccodrillo si preoccupa che gli incavi dove depone le uova siano all'ombra, anche se solo questo può però non essere sufficiente. Ed infatti la femmina del coccodrillo fa di tutto comunque per mantenere le uova ad una temperatura costante.
Alcune specie di coccodrilli costruiscono dei nidi di erbe in acque fredde, invece che scavare dei buchi (come si vede nell'illustrazione a sinistra). Se la temperatura del nido sale troppo, nonostante tali accorgimenti, allora il coccodrillo lo raffredda spruzzandoci sopra dell'urea. Quando le uova stanno per schiudersi, dal nido provengono dei forti rumori, che servono per avvisare la madre che il momento critico della nascita è arrivato. Questa allora porta le uova fuori dal nido, ed aiuta i piccoli ad uscire dai gusci usando i suoi denti come pinzette. Il posto più sicuro per i neonati è la sacca protettiva che si trova nella bocca della madre, e che è appositamente disegnata per dare un riparo ad una mezza dozzina di coccodrillini appena nati.
Come si vede vi è grande cooperazione e spirito di sacrificio tra gli animali. Se ci si ragiona su, la perfetta armonia in natura rivela chiaramente i segni dell'esistenza di un superiore Creatore. E cioè di Allah, Che è il Creatore di qualsiasi cosa nei cieli ed in terra.
Un Uccello chiamato "megapode" che vive nelle isole dell'Oceano Pacifico prepara una interessante "macchina incubatrice" per la sua prole.
Durante l'estate la femmina del megapode depone un uovo ogni sei giorni. Ma per le sue dimensioni le uova sono però un po' troppo grandi da covare, dato che sono quasi come quelle dello struzzo, e perciò ne può covare solo una per volta. E così, ogni sei giorni, le ultime uova deposte rischiano di morire per mancanza di calore. Ma questo non è un problema poiché il megapode maschio è stato creato con insita l'abilità di realizzare una macchina incubatrice, costruendola con i materiali che in natura sono più disponibili, cioè sabbia e terreno.
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Il megapode maschio scava un buco per le sue uova. |
A questo scopo, sei mesi prima dell'inizio della stagione della fecondazione, il maschio comincia a scavare con i suoi giganteschi artigli un nido di 5 metri di diametro, profondo un metro, che poi riempie con erba e foglie. Tutto questo lo fa per poi riscaldare le uova con il calore che verrà emanato dai batteri durante la decomposizione dell'erba e delle foglie.
Ma questo sistema per funzionare ha comunque bisogno di alcuni accorgimenti. Infatti la decomposizione dell'erba e delle foglie, che poi produce calore, avviene a causa dall'acqua piovana che penetra nel nido attraverso un buco a forma di imbuto, fatto dal megapode nella massa di questi vegetali immersi nella sabbia. Che vengono così mantenuti in una costante umidità che li farà poi decomporre col passare del tempo. Poco prima della primavera in Australia inizia la stagione della siccità, ed il megapode maschio comincia ad arieggiare lo strato di vegetali decomposti. La femmina ogni tanto dà un sguardo al nido per controllare se il maschio ci sta lavorando. Ed alla fine vi depone le uova, sulla sabbia che copre i vegetali decomposti.
![]() | Quando il mega po de maschio scava un buco per le uova, la femmina super visiona l'o pera zio ne senza interferire Quando è arri vato il momen to della loro schiusa, le uova vengono tolte dalla sabbia. |
Per lo sviluppo della prole, nella "macchina incubatrice" la temperatura deve essere costantemente tenuta a +33oC. Per assicurarsene, il maschio misura regolarmente la temperatura della sabbia con il suo becco, che è sensibile come un termometro. Se è necessario ridurla, vi pratica dei fori atti alla ventilazione. Se per caso un po' di terreno finisce sulla sabbia, lo spazza via subito con i piedi, ad impedire così anche il più piccolo cambiamento di temperatura. La prole viene alla luce in sicurezza, protetta da tali accorgimenti. I megapodi nascono già ben sviluppati, tanto da essere capaci di volare già poche ore dopo essere usciti dall'uovo. Ma come riescono queste creature a portare a termine da milioni di anni questo processo che sarebbe difficile anche per un uomo? Dato che sappiamo che gli animali non hanno un intelletto razionale consapevole come le persone, la sola spiegazione di tutto questo è che il megapode è stato "programmato" espressamente per questo compito, e pertanto creato capace di assolverlo sin dall'origine. Non sarebbe altrimenti possibile spiegare come si può preparare per questo lavoro già sei mesi in anticipo, o come può conoscere la natura di questo complesso processo chimico. Il perché voglia portare a termine questo difficile compito è un'altra domanda da porsi. E l'unica risposta possibile risiede nel desiderio di riprodursi e di proteggere la sua prole.
Lo sapevate che il cuculo depone le sue uova nel nido di altri uccelli e così li induce a curare la sua prole?
Quando viene il momento di deporre le uova, la femmina del cuculo sembra che combatta contro il passare del tempo. Sempre all'erta ed in guardia, si nasconde tra le foglie e spia gli altri uccelli che stanno costruendosi il nido. Quando vede un uccello che le è familiare, e che sta costruendo un nido, decide quando è il momento di deporvi le sue uova. E così decide chi è che dovrà aver cura della sua prole.
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La femmina del cuculo posa le sue uova vicino a quelle di un altro uccello. Per questo tiene sotto osservazione a lungo il nido che ha scelto. Appena il proprietario del nido si allontana, fa di nascos to cadere un suo uovo nel nido, e ne butta fuori uno dell'altro uccello, il quale così non si accorgerà della sostituzione. |
Appena si accorge che l'altro uccello sta deponendo le uova, entra in azione. Aspetta che questi si allontani dal nido, e va subito a deporvi anche le sue. E qui fa un qualcosa di molto astuto, butta fuori dal nido una delle uova dell'altro uccello. E con questo evita che al proprietario del nido venga qualche dubbio.
La madre cuculo adotta una straordinaria strategia, con perfetto tempismo, al fine di garantire alla sua prole un inizio sicuro della vita. La femmina del cuculo in una stagione non depone solo un uovo, ma venti. Pertanto deve trovare molti soci, involontari, per allevare i suoi piccoli, li deve spiare e capire qual è il momento giusto per deporre le sue uova. E poiché depone un uovo ogni due giorni, ed ogni uovo ci mette cinque giorni per formarsi nell'ovaia, non ha davvero tempo da perdere.
Appena fa capolino fuori dal guscio dell'uovo, dopo un periodo di incubazione di dodici giorni, e quando dopo quattro giorni apre finalmente gli occhi, il piccolo cuculo si trova di fronte ai suoi affezionati genitori – che poi non sono neanche i suoi. La prima cosa che fa, è buttare fuori dal nido le altre uova, quando i genitori non ci sono. I quali comunque lo nutrono, pensando che sia uno dei loro piccoli. Verso la sesta settimana, quando i piccoli sono pronti per lasciare il nido, si vede lo spettacolo di un cuculo, un uccello dalle dimensioni più grandi di quelle dei due genitori che gli danno da mangiare.
![]() | QUAL'É IL PICCOLO? Anche dopo sei settimane, duran te le quali il piccolo cuculo è molto cresciuto, la femmina dell'altro uccello continua meticolosamente il suo dovere di mamma. La prima cosa che il piccolo cuculo fa, quando esce dall'uovo, è butta re fuori dal nido le uova degli altri piccoli. E così sarà l'unico ad esse re nutrito dagli uccelli genitori. |
Pensiamo ora al perché il cuculo lascia che qualche altro uccello allevi i suoi piccoli. Forse perché la madre è troppo pigra per costruire un nido, o perché non ne è capace? Oppure è perché una volta era sì abituata a costruirsi il suo nido, ma poi si è accorta che era un compito difficile e che costava fatica, ed ha così scoperto quest'altro metodo? Pensate che un uccello possa escogitare in simile piano tutto da solo? Sicuramente nessuna di queste ipotesi è vera. Quello che questa creatura fa le è stato inspirato. Come per tutti gli altri esseri viventi, i cuculi fanno ciò che Allah comanda loro di fare.
Durante la stagione riproduttiva, la vespa gigante chiamata "pepsis" non si preoccupa di costruire un nido per la covata, come fanno gli altri animali. La natura l'ha fornita di un sistema riproduttivo totalmente differente. Nutre e protegge le sue uova usando il più grande e velenoso ragno che esiste sulla terra, la tarantola.
Il Signore dell'O rien te e dell'Oc ci den te e di ciò che vi è fram mez zo se solo lo capis te. (Surat ash-Shu'ara: 28)
Le tarantole in genere si nascondono in un tunnel che scavano sottoterra. Ma la vespa è comunque dotata di speciali sensori che percepiscono l'odore della tarantola. E pertanto non le è difficile scovare la sua preda, che d'altra parte non è un'animale molto diffuso. E così alle volte la vespa deve camminare per terra per ore prima di riuscire a trovarne una. Durante il percorso non dimentica di pulire regolarmente i suoi sensori, in modo che non perdano la loro sensibilità.
Quando la vespa trova la tarantola, tra loro scoppia la guerra. L'arma principale della tarantola è il suo veleno mortale. All'inizio del conflitto la tarantola morde immediatamente la vespa. Le vespe (pepsis), però, sono protette dagli effetti di questi attacchi, dato che il loro corpo secerne uno speciale antidoto che le rende immuni dal potente veleno della tarantola.
Ora quest'ultima non può fare più nient' altro contro la vespa. È invece venuto il turno per questa di mordere la tarantola, e lo fa sulla parte sinistra in alto dello stomaco, dove vi inietta il suo veleno. È interessante notare che la vespa sceglie proprio questo punto perché è la sezione più sensibile della tarantola. Ma la parte più interessante dell'evento inizia ora: il veleno della vespa non è mortale ma serve solo a paralizzare la tarantola.
La vespa ne trasporta il corpo paralizzato in un posto adatto, dove scava un buco in cui la va a mettere. Poi fa un altro buco, stavolta nella pancia della tarantola, e vi depone un solo uovo.
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La vespa morde la taranto la nella zona sinistra superiore del suo stomaco. Questa è la zona migliore da mordere per paralizzarla. |
Dopo pochi giorni, il piccolo della pepsis fa capolino dall'uovo, si nutre cibandosi della carne della tarantola, e si ripara all'interno del suo corpo, fino al momento di racchiudersi nel bozzolo dove avverrà la sua metamorfosi.
La pepsis deve trovare una tarantola per ciascuna delle venti uova che deporrà durante la sua stagione riproduttiva.
Questo incredibile metodo ci dimostra che tale sistema di riproduzione è stato appositamente creato per adattarsi alla natura della tarantola. Non si potrebbe spiegare altrimenti la presenza dell'antidoto nel corpo della vespa contro il suo veleno, oppure della secrezione del liquido che la paralizza.